Europeo EFRA off road 1/10 – Trelleborg (Svezia) #1

 

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Partecipare ad un Campionato Europeo è sempre una forte emozione. Si rivedono vecchi amici, se ne conoscono di nuovi e soprattutto si vive una settimana di gara unica nel suo genere. Quest’anno si corre a Trelleborg, in Svezia ma pochi chilometri dalla capitale Danese, punto di arrivo di quasi tutti i voli dei partecipanti. I due paesi sono collegati da un ponte che diventa poi tunnel nello stretto del mare Baltico che bagna questa parte delle due nazioni.
La cosa interessante di questo europeo è la struttura ospitante. Due anni fa, quando si decise per questa sede, l’Italia venne sconfitta ai voti per l’assegnazione (proponevamo Pavia) soprattutto grazie alla struttura che l’organizzatore proponeva. La pista non è quella del club ma è realizzata per l’occasione smantellando il tracciato out door e costruendone uno nuovo all’interno del palazzetto del ghiaccio della cittadina Svedese.
Un lavoro notevole! Un campo da hokey è stato diviso in tre parti. Una grande per la zona box, particolarmente apprezzata per l’ampio spazio a disposizione dei piloti. Per una volta stiamo veramente comodi. Una parte, piccolina, è adibita a parco chiuso per l’incollaggio e stoccaggio gomme e una parte, ovviamente, è la pista. La terra, riportata su circa un terzo del campo è ben compattata e pressata. In una settimana di gare non si sono formate buche o avvallamenti oltre quelli originali, non c’è stata polvere e tutti (o quasi, qualche voce fuori dal coro si trova sempre) si sono divertiti.
Kai, l’organizzatore, ha realizzato un tracciato tutt’altro che facile e per questo ad alcuni la pista non è piaciuta, io al contrario l’ho trovata splendida. 
Difficile, molto difficile, cosa che nei club normalmente critico perché disincentiva i meno bravi, ma qui siamo ad un europeo! Qui sono io uno dei meno bravi! Il salto è difficile? Non c’è problema! Trovi il modo di farlo ugualmente. Questa è la filosofia della maggior parte degli europei cui ho partecipato dove più di una volta ho trovato dei “salti killer”! 
Partendo dal rettilineo (piuttosto corto, lato stretto del campo da hokey) che si affronta come un lungo curvone raccordato alle curve di ingresso, volendo ci si può appoggiare al muro come se fossimo un disco da hockey. In uscita si affronta un primo semplice doppio. Basta arrivarci e farlo è naturale. La macchina si stacca da terra con delicatezza e atterra senza problemi sulla lunga rampa di discesa. 
Segue una curva ampia con allungo successivo tutto ondulato a “bolle” con avvallamenti e creste in rapidissima e scoordinata successione. 
Curva a destra in forte contropendenza e poi il triplo.
 Ecco il primo scoglio! Non è semplicissimo da fare, manca un po’ di trazione e arrivare corti è un attimo, atterrare lunghi è altrettanto facile. Lo spazio di atterraggio giusto è circa un metro. Il tornante (giusto alla fine della rampa di discesa) e piega secca a sinistra per il double/double che, rispetto quelli cui siamo abituati, ha una piega a 90 gradi in mezzo.
 Sbagliarlo è un attimo anche per i big, peggio del triplo. Io questi salti li ho fatti bene mediamente una volta su tre, una volta su tre li ho passati alla meno peggio e l’altra volta li ho copiati o atteso il recupero. I campioni uno o due errori più o meno gravi a manche ce li hanno messi. Superate le 4 gobbe ci sono una paio di curve strette (una su un terrapieno per metà in contro pendenza) e ci si rilancia sulla curva veloce che immette al rettilineo passando sulla linea del trasponder. Questo è un giro, i normali girano mediamente in 20” con il 2wd e in 18”,5 con il 4wd, i fenomeni anche in 2” meno.

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