TLR 22-4 Twentytwo-four

001

E’ sabato, stai tranquillamente preparando una grigliata in pista off road con gli amici quando suona il telefono. Cribbio! Chi osa interrompere una cosa così importante??? È Max di Hely-go, recentemente coraggioso nuovo unico proprietario del negozio, che mi chiede se ho voglia di dargli una mano a montare una 22-4 perché lui non ha tempo, ma l’ha promessa al cliente… Come si fa a non perdonargli l’affronto alla grigliata e dirgli NO? Finalmente metto la mani sull’evoluzione di una delle poche 4wd che tecnicamente mi hanno sempre affascinato.
La 22-4 è una versione estrema, moderna e aggiornata della storica XX4, vettura che nel ’99, guidata dal Finlandese Yukka Steenari, fu capace di dominare il mondiale in Sud Africa. Una macchina “superata” da dubbi motivi commerciali di casa Losi che spinse la XXX-4 monocinghia. In realtà, dal punto di vista tecnico, era ed è ancora un punto di riferimento. Peccato non ci siano piloti di livello adeguato a portarla agli appuntamenti internazionali, altrimenti sarebbe sicuramente spesso a podio.
La confezione sobria, in cartone stampato con fascia protettiva contiene tutto e con mia sorpresa, quando la apro noto alcune cose curiose: un doppio set di cerchi bianchi e gialli, la carrozzeria e alettone già tagliati e profilati, il telaio di alluminio dorato e un numero piuttosto ingombrante di sacchetti trasparenti; a impressione sono molti più di quanto sono abituato. Tutta, quasi tutta, la viteria è metrica e il 95% della macchina si monta con una normalissima chiave a brugola da 2 mm di sezione.

Il telaio è fresato in alluminio, anodizzato duro.
002
Presenta molti alleggerimenti superiori che ne portano il peso a solo 135 grammi. I laterali e il musetto sono piegati a trancia in stile 1/8. Sulla parte superiore c’è un’etichetta adesiva con un numero, immagino sia una sorta di numero di telaio progressivo. Detto questo è il caso di iniziare a montare la macchina, prendo il libro, non libretto, d’istruzioni e inizio a guardarlo. Noto con estremo piacere che le didascalie sono anche in ITALIANO! Le operazioni iniziano proprio dal telaio, a pagina 9 e il primo “BAG” termina a pagina 16 dopo un’innumerevole serie di tavole che ci seguono passo a passo in questa prima importante fase.
La partenza è con i fianchi di plastica dura da fissare al telaio con 5 viti sul lato sinistro e 3 su destro. Le due che mancano saranno viti di diverse misure che andranno a prendere i carter. Attenzione a non invertirle. I disegni sono chiari, ma le indicazioni delle viti sono da osservare senza fretta e con attenzione. Sbagliare può essere un attimo!
Fatto questo passo al carter posteriore, tutto di plastica dura con due inserti di alluminio filettato per i punti dove sarà necessario tirare con forza le viti. Stesso discorso per la parte centrale e anteriore. Da notare che in tutto questo c’è il supporto motore di alluminio da incastrare tra i vari pezzi di plastica. Sembra complesso, ma in realtà tutte le parti sono molto precise tra loro e a parte qualche dubbio di prospettiva nei disegni tutto si riesce a fare senza difficoltà, fate solo molta attenzione a dove mettere le viti “fuori misura”.
Montato le conchiglie di plastica e alluminio sul telaio ora passo ai rinvii della trasmissione e alla frizione parastrappi.
Il rinvio è semplice: un asse, una puleggia grande, una piccola, due seger e tutto è facile. Bisogna solo fare attenzione ai supporti dei cuscinetti a sfere che hanno un destro e un sinistro e ai seger con sono piuttosto teneri, si piegano senza particolari sforzi.
La frizione è un po’ più complessa. Il disegno è chiaro, ma non così tanto da rendere subito riconoscibili alcuni pezzi. Per esempio nel montarla inizialmente pensavo che il supporto del reggispinta fosse quello di plastica che trovo nel sacchetto e mi sono chiesto perché non entrasse nel foro. Successivamente in un altro sacchetto ho visto il pezzo di alluminio giusto.
Più semplice il concetto della seconda frizione, quella dentata, cioè quella a scatto per la cinghia anteriore. Ci sono tre modi per montarla. Fissa, usando il distanziale rosso e tirando bene il dado, oppure a scatti usando una delle due molle che trovo nel sacchetto e gli altri pezzi. Il dado in questo caso vi servirà da regolazione e la scelta della molla vi permetterà di avere un’ulteriore regolazione molto più personale in base al vostro desiderio. Io l’ho messa fissa.
Si passa ai differenziali,
004005
apparentemente uguali di distinguono per la corona dentata. La posteriore ha due paratie di contenimento e una dentatura grossa, mentre l’anteriore ha una sola paratia e ospiterà una cinghia a passo fine. Prestate attenzione al senso di montaggio della corona.
Fatto questo posiziono la trasmissione nelle sue sedi, inserendo le cinghie che noto avere passi differenti secondo necessità. La posteriore ha denti radi e grossi, le due anteriori sono uguali tra loro ma hanno una dentatura molto più fine della posteriore.
003
La tensione è piuttosto elevata, ma con l’uso si ammorbidiranno e a fine montaggio trovo dei pezzi aggiuntivi che servono a variare la posizione dei centri per tenderle più o meno.
Arrivo al rinvio sterzo, semplice a due pivot. Lavora su cuscinetti a sfere (3 di una misura e uno di un’altra. È tutto in plastica e per questo richiede una cerca delicatezza nel montarlo e soprattutto nel fissare la squadretta.
Tutto questo per ora ha richiesto circa 35 minuti di montaggio.

Da qui inizia la parte più noiosa della macchina.
Tutto è estremamente preciso, si incastra tutto senza problemi, senza dover limare o rifinire nessun pezzo. Le tolleranze tra i pezzi sono buone senza giochi o incastri duri. I perni sospensione scorrono perfettamente nei bracci, gli spessori per la regolazione del passo posteriore sono un filo precisi ma è meglio lasciarli così, le plastiche sono buone e gli inserti di alluminio filettati sono una delle migliori cose che ho visto negli ultimi 5 anni di modellismo. I carter si accoppiano con precisione e facilità. I miei più sinceri complimenti vanno a chi ha realizzato gli stampi e a chi stampa, perché non è facile ottenere questo livello di precisione con le materie termoplastiche caricate.
Unica nota “stonata” per i perni anteriori del braccetto. Ce ne sono di due tipi: uno da fissare con il grano annegato nella plastica del musetto e uno, da usare, con il dado finale. Più sicuro ed efficace, usatelo, ma palesemente aggiunto dopo. In pratica un’errata corrige non per un problema strutturale ma per praticità e affidabilità. Mi piace! Mi piace molto!!
I portamozzi anteriori sono di plastica a C esterna e si montano su supporti in alluminio ben fatti, i portamozzi posteriori sono di plastica e usano il cuscinetto maggiorato sull’esterno. Tutto è marcato L (sinstra) e R (destra), ovviamente nel rispetto del senso di marcia. I semiassi e i giunti cardanici sono semplici, a crociera, vecchio stile, molto liberi nei movimenti. Meccanicamente non danno movimenti e/o pressioni particolari alla sospensione durante il funzionamento della sospensione sotto motore.
Fatto tutto questo, non dimentico le sue robuste parti di alluminio fresato per gli ancoraggi dei link, si torna a divertirsi con il montaggio. Unica nota negativa in tutto questo i tiranti o link. Quelli dello sterzo sono leggermente lunghi e per arrivare a fare la misura è necessario impegnarsi non poco, mentre i tiranti delle sospensioni non creano problemi.
Gli ammortizzatori,
006007
sono praticamente l’ultima cosa da fare su questa macchina.
Belli, molto belli. Lavorati dal pieno le canne non anodizzate in colore quasi naturale, riportano le incisioni laser delle dimensioni. I tappi, anch’essi lavorati dal pieno, hanno la vite di spurgo con la guarnizione di rame, le filettature sono belle pulite, non ci sono residui di lavorazione da nessuna parte. Le guarnizioni per la tenuta dello stelo sono o-ring di sezione rettangolare, molto morbidi. Gli steli da 3,5 mm di diametro hanno le due sedi per i seger di tenuta del pistone molto precise e ben fatte, tutto si monta rapidamente e facilmente. Fate solo attenzione ai pistoni, hanno fori diversi tra anteriore e posteriore.
Montati gli ammortizzatori e chiusi con l’aiuto delle chiavi di plastica fornite nel kit non restano che gli ultimi dettagli. Le spugne salva telaio per le batterie, i ferma pile e carrozzeria, il porta antenna che stranamente di fissa con un grano di misura non metrica, ho dovuto usare una brugola da 1/20” e non quella da 1,5 mm come inizialmente pensavo.
Fissati i cerchi, ovviamente quelli gialli che preferisco, non resta che ammirare il lavoro fatto in due seratine di lavoro. Ci sarà da montare la parte elettronica, caricare gli ammortizzatori sistemare l’impianto radio, ma questo lo farete voi in pista.

Foto Gallery
https://www.facebook.com/media/set/?set=a.398388313698225.1073741847.294254194111638&type=1

In conclusione la 22-4 si è montata quasi da sola, facile, precisa in modo quasi imbarazzante (per le concorrenti), apparentemente robusta, con plastiche dure . È, cosa che non guasta, anche carina da vedere una volta terminata. Colorate la carrozzeria con gusto, nell’off i vestiti durano tanto e un buon lavoro non andrà sicuramente sprecato.

010

020

021

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

w

Connecting to %s