YOKOMO YR10F

Testo e foto di Andrea Brianza
Gallery fotografica: https://www.facebook.com/media/set/?set=a.554943668042688.1073741871.294254194111638&type=1&l=b5be72c4f2

E’ un po’ di tempo che non ho occasione di montare una Yokomo, dall’ultima volta che messo mano alla mia off road 2wd ;). Il marchio che ho sempre apprezzato per la qualità delle lavorazioni che annovero tra i top mondiali, assieme ad associated e x-ray saprà confermare le mie aspettative?
Rispetto i due marchi precedenti yokomo ha solitamente qualche cosa in più dal punto di vista delle “piccole” cose, quei dettagli non appariscenti e apparentemente poco essenziali che per un appassionato di meccanica e modellista/progettista (come lo sono io) fanno MOLTA differenza.
Non si tratta di semplici virtuisismi stilistici nel disegno dei particolari, ma veri oggetti progettati con uno scopo.1

 

Come da tradizione Yokomo, la sigla ci dice già molto di quello che abbiamo bisogno di sapere, Yokomo Racing 1/10 Formula, YR10F, mentre la confezione esaurisce le ultime possibili domande.
Nera lucido con il disegno tecnico del modello e i loghi aziendali la scatola toglie ogni possibile dubbio interpretativo sul suo contenuto.

Aprendo la confezione si nota un libretto istruzioni stampato in economia, semplice ed efficace, senza inutili e costose ricerche stilistiche, c’è un foglio di adesivi e poi tutti i sacchetti che compongono il kit.

Tralasciando le parti di “contorno” al modello prendo subito il telaio.

1

Spesso 2,70 mm, largo nel punto maggiore, 120 mm, lungo 265 mm e con un peso di ben 59,5 grammi si presenta ottimamente lavorato, senza bave.

Risulta abbastanza rigido, non è tra i più duri ma nemmeno tra quelli morbidi. Il ciano sul bordo non viene assorbito dal materiale.

Inizio a montare le sponde di alluminio, purtroppo anodizzare nere (amo i colori naturali sui modelli) su cui si monteranno i bracci inferiori della sospensione anteriore.

La prima cosa che noto è che i fori sono leggeremente sottodimensionati, cosa che porterà il modello a non prendere giochi strani. Ce ne accorgeremo bene quando andando a montare il supporto servo…. ma andiamo con ordine.

2I bracci sopsensione inferiore e superiore sono realizzati in carbonio, fresati bene e con le sedi per gli uniball o gli agganci al telaio molto precisi e apparentemente estremi. C’è veramente poco materiale all’esterno dei fori. Resisterà? Io credo di si, anche se l’apparenza può facilmente farci credere il contrario. All’interno di questi fori ci sono da inserire i classici uniball di plastica che sono diventati di moda e un punto di riferimento parecchi anni fa, con WRC e Schumacher, ma prima ancora usate da SG, Associated, Parsec, PB… negli anni ’80 con i modelli 1/8 pis

Caratteristica di questi è che sono eccentrici, quindi oltre a dover ingegnarvi per metterli nei bracci (sono due mezze conchiglie) dovete anche assicurarvi che siano correttaemnte un destro e un sinistro e che siano orientati nel modo giusto. Le istruzioni aiutano, ma… attenzione! Sbagliare è più che facile. Mi raccomando di pulire bene i punti d’iniezione e di fare forza per inserirli dritti. Eviterei il martello appoggiato su un mattore sbeccato, una pinza grossa è già l’attrezzo più indicato. Magari con un pezzetto di cartone in mezzo a evitare i segni dell’attrezzo sulla plastica morbida.

3Arrivo al supporto del servo, una complessa colonnina a pianta quadrata con due viti di fissaggio al telaio, il supporto del rinvio sterzo, il supporto del ponte di carbonio del servo flottante… insomma. Un bel pezzo di lavorazione meccanica. Cosa dicevo all’inizio riguardo le piccole cose? Ecco, questo pezzo mi affascina, ma poi ci sarà di meglio!
Il rinvio sterzo è di plastica stampata, molto lungo con due posizioni per l’Ackermann.

Sopra a tutto fisso il supporto dei bracci superiori incernierati. Attenzione, ancora una volta, a interpretare bene le isturzioni con le posizioni e il significato delle frecce sulle plastiche. Sone quelle che vi daranno i gradi camber desiderati. Non tirate troppo le viti di fissaggio. La plastica in questi casi ha la brutta abitudine di devormarsi, portandovi fuori misura con le geometrie.

Finito l’avantreno, mancherebbero i portamozzi, passo al retrotreno.
Sono a due posizione in line e out line rispetto il pin verticale. Il sistema è il classico king pin con molla montata inferiormente. Il corpo del portamozzo è di plastica, abbastanza morbida, mentre il mozzo è di acciaio brunito.
Le spalle del banchino motore sono ben lavorate, molto leggere e anodizzate nere con l’ormai abituale lavorazione finale sugli spigoli per estrarre il colore naturale del materiale.

Il supporto alettone è bello robusto e il piano inferiore finisce sotto gli eccentrici dell’assale. Quindi abbastanza corto rispetto altre macchine. L’aspetto è gradevole, se non altro si torna a vedere almeno gli spigoli in colore naturale.

Ora devo unire avantreno e retrotreno.

Qui c’è un’altra invenzione di Yokomo.

5Il supporto dell’uniball non ha possibilità di regolazione, si fissa in una posizione opbbligata e non ha asole di registro. Contrariamente a quanto si possa pensare però si può lavorare sui set up dei link, qui c’è agio nella zona della sfera. La sede è ellittica, permettendo a tutta la struttura di essere sempre libera e di potersi muovere in lunghezza senza creare inuti attriti.

Una soluzione sicuramente non convenzionale che non so ancora se apprezzare o no. A voi la risposta quando metterete la macchina in pista. Facendo lavorare la sospensione a vuoto in alcune posizione estreme sembra forzare un attimo, perdendo scorrevolezza. Guardando meglio, però, questo avviene quando le altre macchine hanno finito di lavorare!

Arriviamo al differenziale, ben fatto, c’è il reggispinta, che “salva” il cuscinetto interno. Ha tante sfere nella corona di serie, disposte in modo strano, 3 sono posizionate su un binario diverso dalle altre, più interno.

6Il funzionamento è bello fluido. L’assale in acciaio da 1/8” è bello pesante, cosa che molti non apprezzeranno perchè è “pesante”. Non ha lavorazioni particolari, semplice, robusto ed efficace.

Le ultime cose da montare sono nuovamente intresseanti per il loro livello di progettazione.
Tra queste ci sono quelle che per me sono la parte migliore della YR10F.

Si tratta dei supporti delle molle laterali, poi ci sono l’ammortizzatore e la parte superiore del modello.

L’ammortizzatore non ha soluzioni particolari, tranne l’essere fatto molto bene con tolleranze valide, e una ricerca grafica di sicuro impatto. Il portamolla in alluminio forato, alleggerito e anodizzato nero (colore plastica), la molla verniciata bianca, la canna oro antico, le filettature pulite e non ultimo l’o-ring nella ghiera di regolazione del precarico che non forza eccessivamente sulla canna. Sempre parlando di o-ring, quello di tenuta sullo stelo è blu, non particolarmente morbido ma tutto funziona alla perfezione e scorre benone.

La membrana di recupero del volume d’olio non è particolarmente morbida, ha una sezione molto quadrata e svolge anche il lavoro di guarnizione.

I supporti delle molle laterali, come dicevo all’inizio, sono quelle cose che fanno la differenza a livello di progettazione.

4Non c’è il ponte di carbonio dove avvitare un grano per il portamolla. Ottenendo in ogni caso un piano piuttosto precario e impreciso, sempre che non si sfogli il carbonio quando inseriamo il grano. Qui ci sono due ali di alluminio fresate dal pieno, sicuramente dritte, già filettate in cnc, senza possibilità di errore. In una parola: BELLO!
La quota è perfetta, permettendo alla molla di lavorare in posizione corretta senza dover regolare il tweak se teniamo tutto “svitato”. Cosa volere di più?
I fermabatterie stampati di plastica? Ci sono! Le colonnine carrozzerie sottile e leggere? Ci sono

Gli alettoni? Cisono anche quelle!
Insomma procuretevi una carrozzeria e andate in pista a divertirvi!

7

Gallery fotografica: https://www.facebook.com/media/set/?set=a.554943668042688.1073741871.294254194111638&type=1&l=b5be72c4f2

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