Tamiya TA07-PRO

testo e foto di Andrea Brianza

fotogallery:

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Oggi non è più come quando iniziai io con il modellismo radiocomandato, molti modelli sono venduti già montati, alcuni con radio, batterie e carica batterie. Facilissimo! Esci dal negozio e giochi!

Alcuni anni fa (preferire non contarli ma sono 31) non era proprio così. Il modello facile che il negoziante consigliava era un modello Tamiya, nel mio caso fu la Grasshopper. Tamiya era l’unica che già a quei tempi faceva libretti d’istruzione al montaggio chiari e comprensibili a chiunque, con informazioni di guida e consigli utili al neofita. Avevo 13 anni e la montari da solo, con la semplice supervisione di papà. Quasi tutti noi piloti di vecchia data da Tamiya (Mamma Tamiya) ci siamo passati.

Oggi mi ricapita l’occasione di montare un modello Tamiya, grazie all’acquisto che l’amico Tanino ha fatto e mi trovo tra le mani la TA07 PRO, che mi dicono in Italia non essere ancora arrivata al momento del box test.

Nella lussuosa scatola, nero lucida con scritte oro, trovo il libretto d’istruzione, che oggi appare in linea con quelli di altre case, ma… se lo guardiamo bene offre comunque qualche cosa in più. Sono stati copiati, imitati, scimmiottati… ma nell’impaginato e nell’aspetto c’è ancora qualche cosa che li rende un passo avanti la concorrenza.

Le viti e i pezzi necessari disegnati in scala perfetta, le didascalie in più lingue (no italiano), il sistema di numerazione dei particolari unico nel mondo RC. Infatti Tamiya fornisce gli stampati interi, ogni stampato ha una lettera di riferimento e ogni pezzo un numero d’identificazione. Facile, anche se ogni fase di montaggio comprende pezzi da più stampati e apparentemente può sembrare non agevole. Vi assicuro che non è così.

Il lavoro, fatto in pista a Chiasso, mi ha impegnato circa una mezza giornata, prove e controllo del mio modello incluso, oltre all’aver fornito assistenza tecnica anche ad altri ragazzi in pista. In pratica non riesco a dirvi quanto tempo ho impiegato a montare il modello.

Un lavoro che mi ha visto, per la prima volta, trovarmi di fronte anche a scelte costruttive dettate dalla ricerca della sicurezza per l’utilizzatore. Infatti ho montato più di un carter di copertura di cinghie e trasmissione, una protezione per il motore e altre cose apparentemente inutili. Ricordiamoci che questo modello facilmente andrà in mano anche a più o meno giovani piloti inesperti.

Tutti i particolari sono ancora uniti ai telai di stampa, insacchettati e ordinati. Le parti di metallo sono riunite per fasi di montaggio con pratiche lettere in sequenza ben evidenziate sulle etichette.

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Il montaggio inizia dal telaio, dal quale sono da asportare due sfoghi dell’aria e recupero materiale. Un coltellino e tutto fila liscio senza problemi.

Al telaio applichiamo i bracci sospensione che sono stampati a coppie, un anteriore e un posteriore e insacchettati a parte con tutta la matarozza di stampa, come vediamo per tutte le parti di plastica.

Si prosegue con l’alloggiamento delle spalline che sosterranno i differenziali e le traverse ammortizzatori.

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I semiassi, in acciaio temprato, sono di tipo cvd. L’aspetto racing del progetto è parzialmente annullato dalla scelta, usata anche nel mondo racing, di facile e pratico uso, del seger per tenere in posizione la spina. Non è la classica C fatta da lama leggerissima e poco ingombrante, non vediamo una struttura alleggerita, ma in questo modo chiunque lo può agevolmente montare in modo corretto e in pista difficilmente lo romperete o perderete accidentalmente dei pezzi.

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I differenziali sono un piccolo capolavoro.Il corpo è stampato in plastica nera abbastanza tenera, mentre gli ingranaggi interni, 2 planetari, 4 satelliti e la crociera, sono di plastica durissima bianca. I bicchierini di acciaio lavorano nel carter di plastica e su una bronzina esterna, mentre all’interno c’è un o ring di tenuta e una bella guarnizione sulla giunta dei due semi gusci.

Mi sono piaciuti, si sono montati molto bene. Unica accortezza. La spina di trascinamento del planetario e di fermo del bicchierino entra solo da due precisi punti della cassa. In diagonale rispetto le sedi della crociera e soprattutto solo da dove si vede una piccola incisione. Aiutatevi con una pinza a becchi storti e il differenziale in pochissimi minuti sarà montato, riempito d’olio e chiuso.

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Il supporto motore è un’isola a parte. Si fissa con due viti al telaio e comprende la piastra di alluminio per dissipare il calore del motore, la corona dentata, la puleggia dentata di trascinamento da incastrare nelle sedi del supporto di alluminio, la puleggia liscia di rinvio e i vari tendicinghie, tra cui quello che evita alla cinghia di “saltare” il dente di trascinamento. Una soluzione che vedemmo a suo tempo sulle XXX di Losi, ma che fu realizzata solo dopo tantissimi problemi e tempo.

Si posizionano differenziali, supporto motore e cinghia negli appositi alloggiamenti. La cinghia di primo impatto non è facilissima da mettere al suo posto, ma con un attimo di calma si fa.

Consiglio, inizialmente, di tenere tutte le viti dei rinvii e dei tendicinghie lente, aiuta a far girare la cinghia con facilità dell’intricato giro che deve fare.

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Si arriva agli ammortizzatori.Belli! Da competizione pura, in alluminio con pistoni rettificati, o ring di tenuta a doppio profilo… insomma che dire se non che una volta riempiti d’olio e posizionate le membrane di recupero si sono mostrati tutti e quattro perfettamente uguali senza dover spurgare o fare cose strane.

Restano le ultime parti di plastica, per lo più irrigidimenti e protezioni meccaniche per evitare di mettere le dita dova non si dovrebbe e il modello è finito.

Tanino è contento, io anche… e voi?

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