Roche Rapide F1 EVO, 2017

A cura di Andrea Brianza

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Tramite la squadra corse ODP e Ditodito racing, è arrivata la nuova arma di casa Roche, in una scatola affascinante, con grafica patinata, curata e volumi contenuti. La Rapide F1 EVO è un modello che promette soddisfazioni.
Tutti i pezzi del kit sono racchiusi in sacchetti trasparenti, suddivisi per fasi di montaggio. Le viti generiche sono solo di tre misure, riunite in altrettanti sacchetti. Mettetele in una comoda scatoletta a scomparti e a fine montaggio ve ne avanzeranno alcune. Le poche viti di misure “speciali” necessarie le troverete contate nei sacchetti delle singole fasi di montaggio.

Partiamo con i bracci anteriori da completare con le pratiche boccole porta sfere di plastica dura, sistema molto simile a quello che X-ray usa da tempo.

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Le sfere, però, in casa Roche sono di bronzo, quindi non soggette a flessioni e deformazioni indesiderate durante il funzionamento e il montaggio. Soprattutto si possono tirare con forza le viti di fissaggio senza preoccuparsi di nulla… o quasi.
Sfere e boccole si incastrano senza problemi, ma la scorrevolezza iniziale non è eccezionale. Hanno bisogno di un minimo di rodaggio, il tempo di una o due batterie in pista e dovrebbero essere a posto. Una punta di grasso lubrificante prima del montaggio può sicuramente aiutare.

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I bracci inferiori, sempre di carbonio fresato, si fissano al telaio tramite quattro colonnine fisse, anodizzate rosso.
Si prosegue con il rinvio dello sterzo a pivot, che è montato su cuscinetti.
È stampato in plastica dura con l’effetto Ackermann regolabile in vari modi.
Oltre alla classica doppia foratura sulla squadra di rinvio, la stessa è regolabile anche in lunghezza tramite un incastro a cremagliera. Il sistema lo vediamo già su molte touring e vedo solo aspetti positivi nell’uso di questa soluzione.
è decentrato rispetto i punti di ancoraggio al telaio. Si può montare in posizione più o meno avanzata semplicemente girando il pezzo.

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_DSC0147 copia.jpgFatto questo c’è il pezzo che più caratterizza la Rapide. Il supporto servo in alluminio anodizzato rosso, a ponte. Il fissaggio è molto migliorato rispetto il vecchio modello.
Ora ci sono un perno a incastro nel telaio e ben tre viti in linea. Ovviamente c’è anche la quarta che si trova dall’altra parte del servo.  Questa serve a irrigidire tutto l’avantreno se il nostro set up dovesse richiederlo. Sul vecchio modello qui si metteva un grano per tenere la centratura, perchè in caso di urti si perdeva l’allineamento del pezzo. Ora non succede più, ci sono tutte le viti davanti a fare questo lavoro. E’ necessario allentare le viti del pivot per alloggiare la prima volta il supporto servo.

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Si torna così alla sospensione anteriore, finendo la struttura superiore. Due piastre di carbonio diverse per i vari angoli di caster che offrono e quattro boccole rettangolari di alluminio con il foro filettato per la regolazione del camber.
Attenti a come le montate, in base al senso le boccole di serie vi offrono 1° o 2° di camber.

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Regolazioni precise e solidità sembrano essere offerte da questo insieme, anche grazie alle sfere di bronzo che abbiamo visto prima. Di scatola ho montato la piastra di carbonio per avere 12° di Caster, la stessa a rovescio offre 9°. L’altra piastra (3° e 6°) resta in cassetta come pezzo di ricambio o modifica di set up per quando e se servirà.
Tutti gli angoli e i recuperi sono regolabili tramite spessori calibrati sotto le sfere dei bracci e/o intorno ai portamozzi. Il mozzo è in acciaio tornito, rettificato, mentre il portamozzo è di plastica. La sospensione è di tipo semirigido con king pin e molla elicoidale inferiore.

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Arriviamo al posteriore

Le parti in alluminio del castello motore sono anodizzate in nero, successivamente riprese a fresa per smussare gli spigoli e poi nuovamente anodizzate in rosso.
L’effetto grafico è notevole. Non andrete più forte con queste lavorazioni, ma sicuramente al box avrete una macchina diversa dagli altri.

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Fissate le due parti al pod di carbonio montiamo anche il supporto alettone a pivot centrale, altra caratteristica unica di casa Roche.
Bello, in plastica dura e carbonio risulta molto rigido e ricco di regolazioni, ma soprattutto, anche questo, è diverso dal solito. Fate attenzione a come lo montate. Se lo mettete a rovescio potrebbe interferire con l’assale del differenziale.
I supporti dei cuscinetti per il differenziale sono eccentrici e permettono la regolazione del passo oltre che dell’altezza. Attenti a come li montate e assicuratevi che le viti siamo sempre ben tirate.

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Per unire l’avantreno al posteriore ci sono i due link e lo snodo centrale.
Lo snodo è di tipo “quasi” classico. Ha le sedi ovali per le viti di fissaggio e una chiusura a vite unica per la sfera centrale, che in casi di estrema necessità potrebbe anche essere usata per frenare il movimento della sfera. Un po’ come si fa con la viti di registro dei link laterali.
Il consiglio però è sempre quello di regolare tutto in modo che abbia la massima scorrevolezza con il minor gioco possibile.
Sfruttate il lasco delle viti di fissaggio per montare libera e dritta la macchina, come sempre… tenetela per la coda e tirate il muso in modo che sia dritto. Poi piano piano e un po’ alla volta tirate le viti di fissaggio.

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Le sfere dei supporti dei link sul telaio sono montate alte, su un supporto a ponte che permette di usare un telaio più stretto, lasciando il link sospeso nell’aria. Senza nulla sotto.
Il sistema era già in auge in casa roche. Lo vedete nel vecchio modello montato a maggio 2016, quindi tutti quelli che oggi vi propongono questa soluzione come innovativa e magari di loro creazione… vi prendono in giro! Il difetto di questa soluzione è che in caso di impatto su un cordolo il link è esposto e privo di protezione, ma i vantaggi… bhè non credo di doverveli spiegare vero?

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Non resta che fissare le ultime parti di carbonio, montare i due smorzatori laterali e poi passare agli ultimi due organi della macchina: l’ammortizzatore e il differenziale che meritano un attimo di attenzione.
Una piccola accortezza. Allargate e smussate, con carta abrasiva, o una lima a coda di topo, o una punta da trapano piccola, gli spigoli del ferma pile e possibilmente asolate verso l’interno la parte dove andrà a stringere l’elastico, in modo da avere un incastro migliore. Basta poco! Un millimetro è più che sufficiente! L’o-ring, elastico, in questo modo entrerà più facilmente in sede.
I porta molle laterali sono in alluminio, ben fatti. Avvitate tutto il grano con forza nel corpo e poi “svitate” il grano dentro la parte di carbonio con molta delicatezza. Non vorrei che il materiale composito si sfaldi.

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L’ammortizzatore ha il corpo di alluminio, ben lavorato e filettato. Ha un solo o-ring di tenuta alla base per la scorrevolezza dello stelo e la membrana di recupero del volume in testa. Nelle istruzioni è segnato di inserire un distanziale tra il durissimo pistone ad alta scorrevolezza e la cassa. Accorciare la corsa dell’ammortizzatore per ridurre l’escursione negativa (cioè verso l’alto) della sospensione non mi piace. Preferisco che  la macchina sia meno reattiva e forse meno veloce, ma anche più facile da guidare e meno “carogna” con gomme finite.
La molla è di media durezza, le plastiche sono abbastanza morbide e si montano senza problemi sia sullo stelo che in testa all’ammortizzatore.

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Arriviamo così all’ultimo pezzo. Il differenziale.
Molto bello, ben fatto, alleggerito in varie parti, con assale in acciaio; quindi robusto dove serve. Mi piace.
Come sempre vi consiglio di carteggiare con carta medio fine (800-1000) le ralle di scorrimento dove lavorano le sfere per spianarle bene e avere quell’opacità che aiuta a trattenere il grasso. Non commettete l’errore di credere che questo non faccia scorrere le sfere.

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Usate un buon grasso, io uso sempre quello siliconico (tamiya o associated sono quelli che preferisco), mettetene poco ben spalmato sulla ralla e poi posizionate la corone e mettete le sfere. Anche qui…  teorie e gusti diversi. Io preferisco usarne poche altri le mettono tutte, nella prova di montaggio le ho messe tutte per non perderle 🙂 . Sappiate che anche questa è una regolazione che può aiutare per un buon bilanciamento del modello.

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Messe le sfere terminiamo con le varie parti, osservando attentamente l’orientamento dei rasamenti e delle molle a tazza di regolazione. Il reggispinta ha un senso! Osservatelo con attenzione. La differenza è tutta nel foro delle ralle che hanno misure differenti.

Ora abbiamo terminato il montaggio.

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L’aspetto è molto accattivante, rosso, nero, carbonio.

Ora non serve altro che una carrozzeria. A mio gusto vanno bene o la mia retrò o una ODP, ma questa sarà un’altra storia, che non vi racconterò, perché ognuno di voi avrà già la sua e questa, in particolare, sarà quella di Simone.

Photo gallery:
https://www.facebook.com/pg/RCDrive-294254194111638/photos/?tab=album&album_id=807808669422852

 

 

 

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